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Simson (1946 – 1990)
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Come già anticipato nelle premesse la Simson esisteva già prima della seconda guerra mondiale e produceva buone moto a quattro tempi. Fondata nella città di Suhl (Turingia) nella seconda metà dell'800 dai fratelli Löb e Moses Simson, la Simson iniziò a produrre moto poco prima della seconda guerra mondiale, con il marchio "BSW" (sigla per "Berlin-Suhler Waffen", ovvero "Fabbrica d'Armi di Berlino e di Suhl").
Poiché i proprietari della fabbrica erano di origine ebrea il suo ciclo produttivo si interruppe drasticamente con l’avvento del nazismo, la proprietà venne esautorata e gli impianti vennero convertiti nella produzione di armi per l’esercito tedesco.
Alla fine del conflitto la Simson passò sotto il controllo dell’Armata Rossa e, dopo di essa, dell’industria di Stato della DDR, la IFA.
La fabbrica riprese la produzione di motociclette e i suoi primi modelli altro non furono che repliche delle quattro tempi d’anteguerra.

Il suo primo “GS” risale appunto agli anni ’50: si trattava di un monocilindrico a quattro tempi da 350cc; della stessa moto venne anche allestita una versione cross.
Ben presto però ci fu un rinnovamento totale, si passò a produrre esclusivamente motori a due tempi e alla Simson venne affidato il compito più arduo e difficile: si specializzò nella produzione delle piccole e medie cilindrate, la nuova tecnologia d’avanguardia della DDR.
In quegli anni le piccole cilindrate rappresentavano l’estrema frontiera della ricerca, un settore completamente nuovo e molto impegnativo.
Erano gli anni delle grandi conquiste e delle grandi rivoluzioni tecnologiche.
Benché si trattasse di un primato mondiale, piccolo fu il palcoscenico in cui si svolse il confronto e solo tre furono i marchi che si diedero battaglia per conquistare la leadership.
La grande sfida la giocarono in casa i tedeschi di Hercules, Zündapp e Simson, solo debolmente insidiati dalle sorprendenti cugine della Kreidler; tutti e tre svilupparono in modo autonomo e costantemente innovativo lo stesso identico progetto iniziale, sino a demolire, anno dopo anno, l’industria motociclistica italiana inutilmente impegnata a sviluppare vecchi schemi a quattro tempi.
Lo scontro si disputò ai massimi livelli; vittorie e sconfitte furono equamente divise con il formidabile ed efficientissimo schieramento dell'Ovest.

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