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Anziché continuare a costruire moto, valide e competitive, la nuova direzione aziendale, ingolosita da facili finanziamenti pubblici si avventurò nella ben più complessa e difficile costruzione di barche e la più generica e non molto popolare costruzione di roulotte.
Si dice infatti che ingenti risorse vennero impiegate per la costruzione di una barca di ben 20 metri per un noto politico dellepoca; il risultato fu pessimo e la barca si rivelò non adatta a reggere il mare già subito dopo averla messa in acqua.
In effetti non bisogna essere dei geni per comprendere quale grave errore possa essere stato il costruire un cantiere navale a Trento, con le infinite difficoltà susseguenti per portare le barche al mare.
Questa scelta si rivelò un colossale buco nellacqua e generò anche un irreparabile buco finanziario che fece fallire lazienda.
La sua conseguente cessione alla Agusta (proprio quelli che si sono distinti per essere stati bravissimi a costruire moto, ma totalmente incapaci di venderle !) non risolse il problema, ma ne decretò la chiusura definitiva con conseguente liquidazione di ogni attività.

Dopo la chiusura degli impianti le moto Capriolo continuarono a ben figurare sui campi da gara ancora per un paio di anni, ma senza una adeguata assistenza le loro performance durarono ancora per poco.
Alla ISDT inglese del 1961 lottimo 2° posto nel Trofeo della squadra italiana (Franco DallAra, Costanzo Daminelli, Riccardo Bertotti, Gian Franco Saini, Jolao Strenghetto e Nino Tagli) fu anche merito del Capriolo di Strenghetto.
In occasione della 14° edizione della Valli Bergamasche, significativi furono i piazzamenti di Riccardo Bertotti (Capriolo 100 7° ), Carlo Moriggi (Capriolo 75 9°), Jolao Strenghetto (Capriolo 75 10°) ed Edoardo Dossena (Capriolo 75 16°) Scorrendo le classifiche ritroviamo ancora un Capriolo 75, quello di Emidio Bacuzzi, al 43° posto della Valli del 1964, una presenza effimera e sterile, quando il sipario era ormai definitivamente calato su questa bella fabbrica trentina.

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