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Moto Morini (1965 – 1972)
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Le prime trasformazioni di questa veloce stradale in una macchina da fuori strada risalgono ai primi anni ’60; poche modifiche come il manubrio largo e i parafanghi alti, ma che già bastavano a rendere competitivo il mezzo.
Giovanni Collina nel 1960 lavorava presso la fabbrica Morini e fu probabilmente lui il primo a cimentarsi in queste trasformazioni, ma un grosso impulso arrivò nel 1963 quando la nota officina bergamasca diretta da Aldo Dall’Ara, già impegnata nel fuoristrada agonistico, divenne concessionaria delle Moto Morini per la provincia di Bergamo.

Aldo Dall’Ara, oltre ad essere un ottimo pilota (uno dei protagonisti delle Valli degli anni ’40) e ottimo meccanico, fu il padre di quattro altrettanto ottimi piloti:
Franco, Luciano (deceduto nel 1959 a Seregno, durante una gara, in sella ad una Lodola 175), Sandro ed Ezio.
Grazie alla grande esperienza maturata in Italia e all’estero, dai primi timidi esperimenti di Giovanni Collina si passò alla competenza dell’Officina Dall’Ara.
Franco realizzò già nel 1965 i primi prototipi di una macchina da fuoristrada (i mozzi erano quelli dello Stornello) e, dopo un più che soddisfacente collaudo nelle competizioni bergamasche, culminato con degli ottimi piazzamenti alla Valli, convinse la dirigenza a mettere in cantiere una versione da fuoristrada del notissimo Corsaro 125.
Quattro i piloti che si cimentarono in sella a questi primi prototipi; oltre a Franco ricordiamo il fratello Sandro Dall'Ara, Giuseppe Signorelli e Claudio Bergamelli.
Il momento era particolarmente propizio anche sul piano commerciale.
Proprio nel ’65 la Guzzi annuncia il suo ritiro dalle corse e la messa in produzione di una replica del plurivittorioso Stornello; altrettanto fa la Gilera che, per la prima volta, commercializza una replica dell’altrettanto plurivittorioso Giubileo.

La Morini non poteva mancare la sfida.
1° Tipo
Al Salone del Ciclo e Motociclo che si tenne a Milano nel novembre del 1965 venne finalmente presentato al pubblico il primo modello da regolarità, denominato appunto “Corsaro Regolarità”, ribattezzato immediatamente “griglione” per via della grossa griglia messa a protezione del faro anteriore.
In realtà, nel “giro” delle corse, queste strane griglie venivano immediatamente tolte e buttate via, anche a causa del peso ingiustificato; spesso si sostituiva anche il faro con uno più piccolo, ma quella era la moda del momento e, senza determinati accessori, la presa sul pubblico non otteneva gli effetti sperati.

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