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Gilera (1909 – 1981)
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Il progetto nasce in sordina nei primi mesi del 1967 e il battesimo del fuoco lo fece Fausto Vergani nell’estate del 1967, a Clusone (Bg), in occasione del Trofeo Pedroni Radici, classe 125 cc.
Uno strano ibrido attorno al quale si raccolse immediatamente una spessa folla di curiosi non appena la moto scese dal furgone che l’aveva trasportata da Arcore al campo di gara.
La moto condivideva quasi tutto con la versione a 4 tempi (compresa l’ingombrante e ormai inutile coppa dell’olio), tranne che il nuovissimo gruppo di scoppio in alluminio fuso in terra con tanto di testa a ventaglio, un fantascientifico carburatore incuneato nel carter di sinistra e una rumorosissima marmitta ad espansione, quasi ad annunciare la nascita di una nuova stella.
Per questo incredibile, ma poderoso due tempi a disco rotante gli esordi furono soddisfacenti e nel mondo della regolarità crebbe la speranza di poter finalmente disporre di moto moderne, capaci di contrastare lo strapotere delle moto tedesche e austriache.
Il 1968 avrebbe dovuto essere l’anno in cui il progetto sarebbe stato definitivamente testato e già nel successivo 1969 la Gilera avrebbe potuto mettere sul mercato una moto in grado di insidiare l’agguerritissima concorrenza; in casa Gilera ne furono talmente convinti da stampare i depliant pubblicitari.

Sulla base delle esperienze fatte, nel 1968 vennero studiati e realizzati nuovi carter in alluminio fuso in terra e predisposti gli stampi per poter produrre alcuni prototipi (nelle cilindrate di 100 e 125 cc) di questo nuovo modello;
si trattava già di una discreta evoluzione rispetto al primo esemplare, modificato nel motore (finalizzato all’uso duetempistico, ma ancora col cambio a 5 marce), nel telaio (la parte inferiore si adattò più armoniosamente alla conformazione della nuova coppa dell’olio) e nella ciclistica, ulteriormente migliorata con l’adozione della ruota anteriore da 21”.
Quando tutto era pronto e nulla più ostava alla sua messa in produzione accaddero due fatti che congelarono ogni speranza.
Nel 1969 la Piaggio (Gruppo Fiat) assorbe la Gilera e, poco più tardi, nel 1971 muore a Arcore Giuseppe Gilera.
La politica del gruppo Fiat in quegli anni è tristemente nota:
anziché valorizzare le differenze e le peculiarità di ogni singola casa costruttrice la Fiat instaurò una sorta di regime che livellò verso il basso ogni singolo marchio e impedì la crescita di tutti i suoi satelliti portandoli progressivamente a morire di inedia e di stenti.

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